
La vita di chi resta

La trama
more"Sono rari gli scrittori che hanno il coraggio di vivere e diventano abbastanza bravi da raccontarlo. A volte impiegano molti anni, e allora succede che un libro, questo libro, illumini tutto il ...
– Doloroso –
La vita di chi resta di Matteo B. Bianchi (Mondadori) è un libro difficilissimo da valutare. Un po’ come era successo per L’invenzione della madre di Peano, è difficile commentare, ma diciamolo pure, giudicare un testo in cui viene riversata la vita, il dolore e la rinascita. Parlare di stile, di gusto sembra inutile. E in effetti a colpire è la storia de La vita di chi resta.
“Quando tornerai a casa non ci sarò più” e quando Matteo tornerà a casa, S. – quello che era stato un compagno, un amante, un amico e ora un ex – non c’è più. Si è tolto la vita.
Questa storia d’amore e di sofferenza, parte dalla fine. Non potrebbe essere altrimenti. S. si è impiccato a casa del suo ex compagno. Più rileggo questa frase e più la trovo brutale, quasi offensiva nella sua verità. Matteo B. Bianchi comincia La vita di resta da qui e poi procede per intuizioni, folgorazioni, ricordi… tra continui passi indietro, cadute nell’abisso e anticipazioni future.
Se scrivo questo libro a frammenti è perché dispongo solo di quelli. Dovrei chiamarli cocci, per tenere fede alla metafora della civiltà sepolta usata poco fa. O reperti. Cose a pezzi, comunque.
Bianchi infatti, diventa un sopravvissuto. Come è possibile andare avanti dopo un evento così? Novembre 1998 è uno spartiacque:
C’è un prima e c’è un dopo il dolore. Io ero un’altra persona prima. Mi rimarrà sempre il dubbio se il vero me stesso fosse il ragazzo incosciente di allora o l’adulto contorto che ne è seguito.
Io ho subito lutti, anche gravi, ma mai per questo motivo. Il suicidio resta un tabù e per i sopravvissuti è difficile trovare un supporto reale. Quando muore qualcuno i sensi di colpa si sviluppano come ragnatele, nel caso del suicidio… è una sensazione che posso soltanto immaginare. Era possibile fermare S.? Quanta responsabilità hanno i familiari, le persone vicine a un suicida? Io non ho queste risposte, nessuno le ha. Non è possibile determinare il grado di colpe (che non esistono, mai). La verità è che quando qualcuno compie un gesto così estremo lascia dietro di sé confusione, dolore ma anche tantissimo amore. Non vi dirò che questo libro è consolatorio ma posso dirvi che è il tentativo di mostrare il dolore nella sua interezza. La vita di chi resta narra il buio ma anche la luce di chi è riuscito a ripartire. Non solo, è qualcosa di più, è il desiderio di dare voce ai sopravvissuti.
Ma questo non è soltanto un libro sul suicidio. Sarebbe riduttivo. Chiunque abbia perso una persona amata si ritroverà in situazioni e pensieri. La solitudine quando si soffre profondamente è l’unica dimensione possibile, o almeno così sembra:
Il dolore è un corso di recitazione. Impari a fingere con tutti. Esci, parli, sorridi, ti mischi agli altri, rassicuri, assicuri di farcela, che tieni botta. Dentro hai l’inferno che brucia e scava. Fuori ti atteggi a normale.
Le pagine scorrono velocissime, alcune sono fitte, altre scarne. Saltelliamo tra musica, sedute (in questo caso inutili) di psicoterapia e incontri con medium. La vita di chi resta è un alternarsi continuo di scene e tutte rimandando ad S.. Ci sono i momenti felici, le incomprensioni, l’incapacità di rialzarsi…
Non è una lettura facile. Mi sono commossa in più punti, mi sono sentita capita. Anche la parte in cui il protagonista si rende conto di vivere anestetizzato mi hanno fatto rivivere un periodo molto buio.Se riguardo le foto di quel periodo fatico a riconoscermi. La mia cura, oltre all’amore delle persone che amo, è stata la lettura. Ho aperto questo sito, ho trovato motivazione, distrazione, altro amore. Per Bianchi è stata la scrittura:
Prima o poi scriverai di questo momento. Anche se adesso ti può sembrare assurdo pensarlo, dentro di te sai che succederà. Siamo scrittori. Scrivere è il nostro modo di elaborare le esperienze, di fare fronte alla vita.
La vita di chi resta è…
Doloroso. Penso che molte persone potranno ritrovarsi in atteggiamenti, pensieri… e spero che questo libro aiuti a rompere il tabù del suicidio. C’è chi non ne parla per paura di essere giudicato, chi soffre troppo… questo libro è un grido di dolore e speranza allo stesso tempo. Spero che in queste pagine possiate trovare la carezza che ho sentito io. Non siamo davvero soli quando soffriamo e anche se per tutti non si tratta di un interruttore, di una folgorazione, l’elaborazione del lutto, spero che La vita di chi resta possa aiutarvi a capire che anche il dolore più opprimente può andare via e addirittura concimare una nuova vita.
Non sono rimasta però convinta dallo stile e cerco di dirlo con tatto. Le frasi forse troppo brevi e molto semplici, non mi hanno conquistato eppure, come era prevedibile, hanno toccato corde molto delicate.
Consigliato per chi è in cerca di una lettura forte, autobiografica, potente e sussurrata allo stesso tempo. Leggere La vita di chi resta vi farà male, ma anche bene.
Visualizza questo post su Instagram
Lascia un commento